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Varini Valter

Campi di deportazione:
 
 
Regione di cattura: Liguria
foto Valter Varini

Valter Varini

Nato il 04.12.1926 a La Spezia

Intervista del: 22.08.2000 a Bologna

TDL: n. 168 – durata: 57’ circa

Arresto: 21.11.1944 a La Spezia

Carcerazione: a La Spezia nella Caserma XXI Reggimento Fanteria, a Varazze, a Milano a San Vittore

Deportazione: Bolzano

Liberazione: 01.05.1945 a Bolzano

 

Nota sulla trascrizione della testimonianza:

L’intervista è stata trascritta letteralmente. Il nostro intervento si è limitato all’inserimento dei segni di punteggiatura e all’eliminazione di alcune parole o frasi incomplete e/o di ripetizioni.

Mi chiamo Varini Walter, nato a La Spezia il 4.12.1926, residente a La Spezia.

Il 21 novembre 1944 è stata rastrellata Migliarina dalle Brigate Nere, portato alla Caserma XXI a La Spezia, stetti un giorno alla Caserma e all’indomani ci hanno portato con i camion a San Bartolomeo dove ci hanno imbarcati sulle motozattere e via mare siamo arrivati a Varazze, siamo arrivati il 22 notte.

Ci hanno messo nelle celle cubicole in attesa del processo. Dopo quindici giorni ci hanno chiamati al processo in ordine alfabetico, mi dicono questa è la condanna, ventuno, “Lei deve dire la verità, altrimenti, la portiamo su un quattro”. Io sapevo tutto, essendo nei cubicoli avevo  spaccato il cancelletto ed ero andato giù a parlare con i rastrellati del 21 novembre 1944 e mi avevano detto: “Le accuse sono così e così, non devi dire sempre sì o no, un po’ sì e un po’ no, altrimenti, vi ammazzano di botte”, infatti, loro erano tutti rovinati.

Quando sono andato su l’ho detto e anche Borrelli ha sentito. Vado all’interrogatorio e vi era il Brigadiere Morelli e mi chiede ”Come ti chiami?”, rispondo “Varini Valter”. Mi dice “Saresti quel partigiano che era in Garfagnana?”, chiedo “Come fate a saperlo?”, risponde “Abbiamo catturato i nomi del Comitato”. Ero giovane e potevo anche sfottere; ho risposto “Siete stati in gamba, come avete fatto?”, mi ha risposto “Non ci pensare!”

In quel mentre entra Batisti, un altro Capitano delle Brigate Nere. Aveva un braccio al collo e all’attaccapanni vi era una pistola fuori ordinanza e chiede “Cosa c’è Morelli che non vuole parlare?” “Non vuole dire chi lo ha iscritto al Comitato Liberazione”. “Lo faccio parlare io!”, ha preso la pistola e gli ho detto “Mi ammazzi pure”. “No, no, troppo onore ammazzarti, devi dire chi ti ha iscritto al Comitato di Liberazione”. “Ho tirato fuori dei nomi … Non quelli che mi hanno portato ai monti”

“Le accuse sono 21 e le leggiamo: ha partecipato  all’attacco in Val Durasca contro le Brigate Nere e i tedeschi e ha ammazzato questo …” Rispondevo “No” …”Ha ammazzato questo …” Rispondevo “Sì” , non era vero. “Ero armato con un boschetto” “Chi te lo ha dato?”

Vi era gente catturata e seviziata, accusatori e ho risposto “Me l’ha dato il Tizio” “Guarda che lo vado a chiamare” “Vada pure, se lo dico è la verità”.

Lo va a chiamare e chiede “Ivano conosci questo?” “No, non, non lo conosco!” “Ma come non mi conosci, tuo padre lavorava con il mio, come fai a non conoscermi?”

“Questo dice che tu gli hai dato il moschetto, ha fatto l’attacco in Val Durasca” “Non lo conosco!”

Allora mi chiede ancora dove l’ho preso, non rispondo e ordina “Picchialo”. Questo mi ha messo contro il muro e mi ha conciato ai fianchi a pugni.

Ho risposto “L’ho preso l’8 settembre” “Dove lo nascondi?” “In cantina”, dove l’avevo davvero, a casa ero armato.

Finito quello viene fuori chi mi ha iscritto al Comitato Liberazione che era il prete, don Streti, e ho risposto “E’ stato don Streti” “Sei sicuro, guarda che vado a chiamarlo, che non succeda come prima”

Va a chiamare don Streti e chiede “Lo conosci questo” “No” “Come don Streti, non mi conosce” “Dice che lo hai iscritto tu al Comitato Liberazione” “Non lo conosco, non ricordo, dove ti ho iscritto al Comitato Liberazione?” “Da Ilinari, il forno” “Sei un bugiardo, non è vero perché io iscrivevo al Comitato Liberazione in cantina sotto al Cavallo Bianco, il bar”.

A questo punto Batisti ha messo il suo piede sopra il mio e mi ha dato quattro ceffoni sulla bocca.

Le accuse erano quelle, ho ammazzato un altro maresciallo sopra La Spezia, tutte cose che non erano vere … li avessi ammazzate davvero!

Me la sono cavata con quattro pugni e quattro schiaffi.

Non ci hanno portati, finito l’interrogatorio, nei cubicoli ma ci hanno portati in seconda sezione dove siamo stati un giorno.

All’indomani ci hanno chiamati e ci hanno preso in una sessantina e ci portano in quarta sezione dove abbiamo fatto un mese, pronti per andare alla morte.

Un giorno viene l’ufficiale tedesco con l’interprete che era un ebreo e il brigadiere delle prigioni. “Ieri sera fuori dalle mura del carcere hanno ammazzato un camerata, eravamo in sei, e ci siamo guardati senza muovere gli occhi”, dicono “il Comando tedesco ordina a questa rete 48 ore senza mangiare”. Ci siamo ripresi, si mangiava un panino a mezzogiorno e una minestra alla sera.

Siamo stati in sei in quella cella, avevano messo uno di Arma di Taggia e uno di Imperia ed erano due spie, uno aveva ancora la divisa di Brigata Nera, i miei sapevano che ero un partigiano … ho scelto al mia strada …

Abbiamo fatto un mese, il 2 febbraio ci chiamano per partire per andare a Bolzano, ci ammanettano insieme e ci imbarcano sui pullman, Genova-Imperia-Milano, un giorno a San Vittore sempre ammanettati. All’indomani siamo partiti, si camminava di notte, alla mattina alle 3 siamo arrivati a Bolzano, appena scesi dal pullman con le scarpe senza lacci, senza cintola, e ci mandano poi agli uffici dove vi erano due donne tedesche che parlavano italiano.

Nella via dove abitavo a Migliarina eravamo diversi, Sarzana, tutti ragazzi che non sono più tornati.

Hanno detto “In quella via siete tutti dei delinquenti” “Con questo?”. Ho risposto perché ormai la nostra sorte era quella. Ci danno il numero, il mio era 9053, e il triangolo rosso e ci portavano nel blocco E in attesa.

E’ stato un bel giorno che i tedeschi erano in ritirata, il fronte era a Verona, i russi avanzavano e cercavano di prendere la gente per mandarli a lavorare, prendere le macerie e altro.

Come oggi hanno fatto il bombardamento a Bolzano; all’indomani ci hanno chiesto di andare a levare le bombe!

Morte per morte era per mangiare un pezzo di pane in più, volontari, quando siamo stati in mezzo ai binari suona l’allarme e i tedeschi sono spaccati prima di noi. Ci siamo buttati, c’era il fiume, di là la galleria, gli operai, il triangolo rosa, noi avevamo la gavetta con il cucchiaio di legno, ci davano da mangiare, nella gavetta un cucchiaio a me e uno a te e alla fine abbiamo bevuto l’acqua. Alla sera siamo rientrati …

D: Valter, come ti ricordi il campo di Bolzano?

R: L’ingresso me lo ricordo benissimo, c’era l’entrata con il cartellone in lamiera che poi hanno spostato di là … Sapete come è il campo? Vi era l’insegna in lamiera sopra i due pilastri nel campo ma l’hanno spostato vicino all’officina, appena entrati vi era un ufficio, una baracca, poi il capannone, in fondo le donne, noi blocco E e andava fino in fondo all’alfabeto A-B-C. In centro vi era la mensa dei tedeschi, la cambusa dei tedeschi che spalancavano, pane, mortadella … avevamo una fame …

D: I tuoi vestiti te li hanno tolti?

R: Mi hanno dato una tuta intera con il contrassegno, una striscia di traverso e una nella gamba e poi la testa pelata, hanno rasato fino a qua e poi hanno fatto i disegni in testa, a loro faceva piacere!

Hanno fatto l’assemblea come a dire che il fronte era a Verona, “Come sapete il comando tedesco vi lascerà andare perché il fronte è a Verona, i russi avanzano, noi vi lasciamo andare pochi alla volta ma i primi che vanno fuori li teniamo come ostaggi, voi siete come ostaggi”

D: Scusa, Valter, prima di arrivare alla liberazione, quanto tempo sei rimasto a Bolzano?

R: Sono rimasto da febbraio fino al 1 maggio.

D: Come lavoro sei andato a raccogliere macerie e bombe?

R: Sono andato solo a togliere le bombe, poi ho lavorato …. Siccome gli americani erano a Verona, vi era da fare il trasloco a un avvocato bolzanino, abitava in una bella villa sottoposta alle bombe, i tedeschi hanno detto “Vai là” e abbiamo fatto il trasloco, sua moglie ci ha dato un panino con burro e marmellata, una tazzina di latte e caffè e anche dei soldi, 250 lire.

D: Quando uscivi dal campo trovavi dei civili, avevi contatto con la popolazione civile?

R: L’ho avuta ma i tedeschi non volevano, ci volevano dare delle mele poi alla fine ho fatto attaccato al muro del campo un basamento per una parata militare, comandava un maggiore dell’esercito, un carrista che era prigioniero, italiano, vi era la strada che arrivava dove c’era il monumento, la strada convogliava verso Verona e verso le officine Lancia e a tutti quelli che passavano gli si cedeva del pane. E’ passata una donna “Signora ha del pane?”, sul muro vi erano le garitte e i russi, questa donna non risponde e l’abbiamo chiesto in tedesco …

E’ passato poi un vigile del fuoco e avevamo chiesto del fumo, ci ha risposto che sarebbe andato a prenderlo, è partito in biciclette ed è andato a prendere delle sigarette che ci ha lanciato ma a noi non sono arrivate, sono rimaste in mezzo, tra la strada e noi e vi erano lì gli ucraini, ma abbiamo fatto una volata e siamo andati a prenderle e ce le siamo divise.

Hanno poi lanciato i panini ed è successa la stessa cosa.

D: A proposito del campo ti ricordi del blocco celle?

R: Il blocco celle era in fondo, qua vi era l’ospedale con la mensa dei tedeschi, dietro l’altro capannone dove vi erano gli uomini ebrei, i prigionieri di guerra, i piloti inglesi e in fondo la cucina. Al blocco celle la famosa tigre che picchiava. Vi era anche una donna che aveva  preso delle patate, l’hanno picchiata e le hanno buttato secchi d’acqua fredda addosso.

Tornando indietro a quando mi hanno preso, a Genova quando è venuta mia sorella a portare i vestiti e qualche soldo ha detto “Dammi i soldi che li faccio avere”, invece non me li ha fatti avere, è arrivato a Bolzano anche lui, non l’hanno messo con noi ma subito dalla parte dove vi erano gli uomini ebrei e hanno fatto una farsa alla notte. Si sono passati la voce di notte, hanno preso un paio di scarponi di uno e l’hanno messo alla sua testa, questo si è alzato dicendo che gli avevano portato via le scarpe.

Gira gira sono andati a finire all’asta del capitano e lì botte!

Il capo blocco ha parlato poi con i tedeschi e l’hanno messo in cella di punizione, prendeva un’ora d’aria al giorno, mi vedeva e diceva “Quando passiamo da Milano ti do i soldi … prima non me li hai rubati, adesso me li hai rubati” … Non potevo farci niente.

Arriva la liberazione l’hanno lasciato andare il 28 aprile e a me il 1 maggio, alla mattina alle 9,15 ero con altri miei amici, Ferrato, Costa, Rossetti Gino che non è venuto qua, abbiamo fatto la strada insieme e ci siamo fermati a Trento e ho detto “Ragazzi, se il Capitani è a Trento o lo faccio fuori, anche se ci sono i tedeschi, in qualche modo lo faccio fuori”, ero deciso!

Vi era Montefiori a Trento, vi era il posto di ristoro dal prete, davano … vi è anche una canzone “Quattro fagioli nel pugnatino, brodoleo, brodoleo” e ci ha dato 250 lire.

Vi era anche il dottor Campodonico che è stato picchiato forte a Genova e dico “Dove è il Capitani?” “Non farti vedere che ha paura di te!”. “Paura o no lo voglio far fuori” “Lascialo stare lo portiamo a casa”

Mi ha convinto e ho chiesto a Montefiori, “Lo porti a casa te? Lo mettiamo a Migliarina davanti alla Chiesa dentro una gabbia e la festa la devono fare le madri o le spose dei detenuti” “Sì, sì, io qua non rimango, voglio passare il fronte, tedesco o non tedesco voglio passare”.

Passo il fronte, abbiamo trovato tedeschi e non hanno detto niente, una brigata di fascisti ci ha chiesto i documenti, in quel mentre è passato un aereo inglese e questi scappano.

Dopo un po’ capitiamo in un rastrellamento tedesco, avevano sentito sparare e abbiamo detto: “Adesso come facciamo?”

Andare indietro non si può, andare avanti non si sa ….. andiamo avanti!

Non ci dicono niente e montano sul monte per il rastrellamento.

Dopo un po’ troviamo un battaglione di Brigate Nere, italiani.

D: Quando eri nel campo di Bolzano ricordi se deportati con voi vi erano anche sacerdoti?

R: Sì, c’erano!

D: Ricordi anche i loro nomi?

R: Non li ricordo, anche a Bolzano ho fatto la Comunione per Pasqua, da ragazzo andavo in chiesa a servire la Messa e da quella volta ho detto non ci vado più, mi hanno insegnato di essere a digiuno a fare la Comunione, fare la Comunione senza essere a digiuno, poi ho avuto episodi ai monti… per la fame chiedere al sacerdote, al prete qualche cosa da mangiare, siamo in 12 e siamo senza soldi, dove andiamo a mangiare?

Chiama la sorella, tira fuori una formaggetta di pecora e una pagnotta.

“Dammi il coltello” dice la sorella, prende il coltello, taglia una fetta di pane e due fettine di formaggio … non ci ho più visto, avevo le mani sulle bombe, ho detto “Siamo in 12, come facciamo?” Siamo tornati indietro e glielo ho buttata in faccia, “Grazie lo stesso”, se volevo con le armi potevo prendere quello che volevo invece non l’ho fatto.

D: Ricordi se vi erano bambini nel campo di Bolzano?

R: I piccoli non li ho visti, avevamo un’ora d’aria al giorno, al mattino vi era la conta poi mandavano fuori a lavorare e gli altri erano fuori a prendere l’aria e noi avevamo un’ora d’aria al giorno.

D: Ricordi se hai visto azioni di violenza nel campo di Bolzano?

R: Ho visto la tigre che snervava bene, picchiava!

D: E’ successo un episodio, quello pugnalato, dove è successo?

R: A Bolzano vi è quel castello in alto che si vede, lo avevano anche fatto saltare, era un deposito di munizioni e i partigiani l’hanno fatto saltare, credo che sia stato su quelle montagne, questo preparava la legna con il tedesco di guardia, dai oggi dai domani, con la confidenza, lo ha disarmato, il tedesco è andato …è stato pugnalato, l’hanno portato dentro al campo di concentramento con un telo da tenda, hanno fatto l’assemblea, tutti quanti a vedere, ha spiegato che questo andava a tagliare la legna, con la confidenza con il tedesco ha avuto la meglio e lo ha pugnalato.

“Dovete stare attenti, a chi va fuori succede qualche cosa, la stessa  cosa succede a voi, come questo!” Noi non potevamo nemmeno scappare perché avevamo una taglia di 500 lire.

D: Quando è successo questo, te lo ricordi?

R: A marzo o aprile.

D: Parlavi prima della Pasqua, che cosa è successo?

R: Non ho preso la Comunione, sono stato dentro con questo Opicini, eravamo liberi, si poteva camminare, vi era un frate di Belluno, sono andato dalla parte delle donne e ci hanno dato quattro pagnottine e abbiamo detto “Bruno, questa è una bella Comunione, non quella là” …

D: Valter, ricordi quando eri nel campo di Bolzano se potevate scrivere o ricevere posta o pacchi?

R: Io no non ho saputo niente.

D: Ricordi se era entrata la Croce Rossa nel campo di Bolzano prima della liberazione?

R: Vi era un prete che faceva parte del Comitato di Liberazione e mandava dei pacchi, anche le donne, la Cicci, la Marta riceveva i pacchi da casa e i pacchi che ci dava la Croce Rossa li passava a me.

D: Chi era questa Marta, una deportata?

R: Una deportata, suo padre era uno del Comitato di Liberazione, un partigiano, lei mi ha detto che era di Merano e poi ho chiesto alle donne “Di che parti era Marta, di Merano?” “No, verso Belluno!”

D: Hai nominato prima la Cicci, chi era?

R: La Cicci faceva la Kapò nel campo delle donne, era milanese, alla mattina era sempre fuori a fare ginnastica.

D: Ti ricordi degli ucraini?

R: Erano due che facevano sempre la guardia sulle garitte, erano fetenti perché chi comandava lì dentro era Colonia che era di Verona, delle SS, Lanz di Trento, era una SS alpina, aveva il cappello con tutte le stelle alpine, non era cattivo. Colonia era cattivo.

D: Non hai mai avuto bisogno di andare in infermeria?

R: Sono andato perché c’era uno, quando davano il rancio, che era stato nelle Brigate Nere, nella Repubblica di Salò, quello lo avevo come fumo negli occhi, questo mi passa avanti e ci siamo presi, lui si è girato con la gavetta di ferro e me l’ha data in testa e sono andato in infermeria. Lì ho trovato l’avvocato Duci, mi hanno messo la benda, non il cerotto, per quello che quella donna ebrea voleva la marmellata, mi davano da mangiare per quello.

D: Quando parlavi di Trento, la liberazione, siete arrivati a Trento, siete andati da un sacerdote, ricordi chi era questo prete?

R: Non chiedermelo, alla sera il problema era andare nella case bombardate, dove andiamo, in galleria, abbiamo visto un vigile del fuoco, un ragazzo, e ho detto “Domandiamo dove è la caserma dei pompieri”. Infatti ci ha detto di andare dal comandante e ci hanno ospitato lì, ha detto: “Non abbiamo letti ma vi do delle coperte e dormite sul pavimento di legno”. Alla sera ci hanno dato da mangiare e siamo stati abbastanza bene. Vi era il problema di fare la scorta per il viaggio, facciamo la conta ed è toccato a me e ad un altro. “Ora c’è la tessera, chi va a prendere la roba?” Andiamo ai forni e chiediamo da mangiare, qualche soldo lo avevamo, 250 lire, allora erano qualche cosa, chiediamo del pane, e diciamo che veniamo dal campo di concentramento e le donne quando sentivano così pagavano e ci davano i bollini e abbiamo fatto la scorta per la strada.

D: Ricordi dove era il posto di ristoro a Trento?

R: Me lo ricordo …

D: Quasi vicino alla stazione?

R: Quasi vicino alla stazione, vi è un anfiteatro, un portico, dietro vi era la stazione, era lì vicino.

D: Non era un frate …

R: No, no, era un prete, tanti sono ritornati due volte a prendere la razione e anche i soldi, da buoni italiani.

D: L’ultima cosa del campo di Bolzano. Ricordi quando eri nel campo di Bolzano se vi era un Comitato di Liberazione interna?

R: C’era, tanti hanno avuto lo scontrino che non erano partigiani, io che lo ero non l’avevo.

D: Valter, grazie!

R: Prego!